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(era “The wasabi peanuts incident”)

Wasabi nuts

Tutto ha avuto inizio da qui

Siete mai entrati in un Oriental Food Market? In un INTERNATIONAL Food Market? Penso che in Italia ce ne sia almeno uno in ogni città. A Milano, in zona Paolo Sarpi, se ne trovano parecchi e non sono ancora in grado di capire se esista una sostanziale differenza di offerta tra l’uno e l’altro. Sabato scorso ero dentro a uno dei tanti supermarket dell’etnico e ho origliato la conversazione tra un signore giapponese che chiedeva (in italiano) informazioni sul riso in vendita. La commessa cinese gli spiegava con fare da commerciante (del resto son cinesi, hanno il ritmo nel sang… NO, QUELLI SONO ALTRI), che “Questo è molto buono, l’ho assaggiato ieri” sbattendo soddisfatta la mano su un pacco da 30 chili di riso. Lui, probabilmente intimidito dalla quantità, ne ha chiesto un pacco da 20 chili “per provare”. L’ho visto poi uscire seguito da un altro orientale che trasportava i suoi 20 chili di riso su un carrellino, uno di quelli che si vedono spesso spingere in Paolo Sarpi da quando il Comune ha posto severe restrizioni al carico e scarico e ha trasformato la zona in area pedonale. Di fronte alla scena ho quindi concluso che non sono l’unica a non aver le idee chiare su cosa vendano in questi negozi, a partire dalle ignote marche dei prodotti alimentari ammassati sugli scaffali, alle etichette scritte in ideogrammi colorati coperte da quelle in bianco e nero (presumo obbligatorie per legge) appiccicate dall’importatore e rigorosamente in italiano.

Wasabi e nori

Wasabi e nori: che ne dite? Morirò?

Nel frattempo il mio sguardo è stato catturato da una confezione verde di noccioline: WASABI PEANUTS. NOCCIOLINE RICOPERTE DI WASABI. Il wasabi è quella pasta verde fluorescente piccantissima, odiata dalla metà di mondo non giapponese, e che viene messa in tanti rotolini di sushi oppure presentata accanto al sashimi sotto forma di piramidina per dar l’opportunità di condirlo a piacimento. A me piace molto. Non mi ci lavo i denti, non mi ci faccio i gargarismi, ma trovo il suo gusto piacevole e rinfrescante. “Che faccio, lo spendo ‘sto euro e ottanta su una potenziale schifezza? E se invece queste noccioline mi piacessero?”. Insomma, i classici pensieri che fa chiunque al supermercato, anche davanti a una robiola di marca sconosciuta. O a un erborinato della Val D’Aosta. “Mi piacerà? Saran soldi mal spesi? Mi verrà mal di stomaco se eccedo come mio solito?”. Il tutto però condito dalla fascinazione per l’esotico, accentuata dal timore di acquistare uno snack che neanche gli orientali metterebbero mai nel carrello della spesa. Che i wasabi nuts siano il corrispondente orientale del sorbetto Grand Soleil (un prodotto che sfido chiunque a dire pubblicamente “L’ho votato per tutte quelle legislazioni”)? Questi pensieri mi si sono concentrati nella mente giusto nel tempo di allungare la mano, afferrare la confezione, metterla nel carrello e proseguire la mia spesa etnica a base di noodles istantanei, salse, tofu, brodo dashi liofilizzato, e altri prodotti di cui vi parlerò nel tempo.

Prototipo di banner per il blo

Prototipo di banner per il blog di RuMi Mama

Perché poi, arrivata a casa, ho aperto la confezione di noccioline ricoperte di wasabi e… qui ha inizio RuMi Mama. Un blog che vi racconta tutti quei cibi etnici e strani che trovate negli International Food Market. Dal cibo in scatola alle salse liofilizzate. Dalle spezie innominabili alla differenza tra il miso bianco e quello rosso. Dal tofu in bricco a quello conservato nel banco frigo. Dalle fluorescenti gelatine di mango e fragola alle lattine di soft drink esotici. Dal cipollotto alle radici di loto. E il mirin? Si beve a canna o ci si condisce l’insalata? Come utilizzare in cucina questi ingredienti? Che gusto hanno tutti questi cibi tanto affascinanti quanto sconosciuti? Ma qualcuno li mangia sul serio? E poi… il cibo coreano confezionato che trovo sugli scaffali è paragonabile agli organic tortellini venduti in scatola di latta da Marks & Spencer? Ecco, io voglio parlarvi di questo. Ovviamente a modo mio, mettendoci pure la faccia quando necessario. Grazie a tutti, spero che vi divertiate!

 

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